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TUTTE LE FAMIGLIE FELICI SI ASSOMIGLIANO, OGNI FAMIGLIA INFELICE E’ INFELICE A MODO SUO (Leone Tolstoj)

La domanda sembra astrusa e la risposta di Tolstoj che vede una somiglianza in tutte le famiglie felici potrebbe lasciarci un po’ stupiti.

Ma come? La felicità di una famiglia ricca è uguale alla felicità di una povera, e di una italiana è uguale ad una vietnamita, australiana,   cilena, canadese? E non intervengono i fattori culturali, la religione, i valori, gli stili di vita, le varie opportunità, le diverse sensibilità nel rapporto uomo-donna, genitori-figli…

La verità è che la felicità di una famiglia è il risultato di tanti aspetti che convergono, ma il vero, grande calderone nel quale convergono è l’armonia, la sintonia, l’empatia, la solidarietà, il rispetto reciproco, la collaborazione, l’amore reciproco… ossia il fatto che la famiglia si comporti come un unico organismo.

Un essere vivente con varie membra che danno il loro specifico contributo, a seconda delle proprie capacità, doti, facoltà, disponibilità, per preservare l’integrità di tutto il corpo, di tutto il gruppo.

Il denominatore comune delle famiglie felici non si misura, dunque, nel reddito, nello status sociale, nella cultura, ma nell’affetto, nella simbiosi, nella sinfonia di esperienze che riescono a suonare.

Una musica che, talvolta è più vivace, colorata, frizzante, in altri contesti, più sobria, sommessa, lenta, ma comunque, è una musica celestiale.

Un’armonia che risuona delle voci squillanti di bambini, dell’amore coniugale, del rispetto intergenerazionale, della solidarietà fraterna, del misterioso, insondabile potere del legame di sangue. 

La convenzionale espressione che dipinge la famiglia come la cellula della società non è solo nominale, è una realtà concreta. Ed il fatto che le nuove generazioni, instancabilmente, continuino ad invocare la famiglia come punto di riferimento, come luogo nel quale cercano rifugio, protezione, modelli di vita, valori,… non deve essere sottaciuto o, peggio, manipolato.

Pertanto, tutte le varie sfaccettature capaci di rendere una famiglia felice, si possono riassumere, ancora una volta, nel paradigma dell’unità-nella-molteplicità che, anche qui, conferma la sua attualità culturale e centralità nell’era del Wellthiness.

Perchè, dunque, le famiglie infelici non si assomigliano?

L’infelicità è data dal disordine, dalla frammentazione, dalla disarmonia, dal particolarismo, dalla mancanza di coordinamento, di unanimità di intenti, di desideri, di vedute, dall’incapacità di compromesso, di rispetto reciproco, di tolleranza, di ascolto… da un’infinità di fattori che generano una situazione molto più vicina al primordiale disorganico caos che ad un ordinato, armonico, dinamico kosmos.  

Inoltre, la felicità della famiglia, in quanto coinvolge tutto l’organismo, è  sentita e con-divisa da tutti i membri. L’infelicità, invece, può colpire alcuni ed altri no, può portare allo struggimento di un membro ed essere indifferente per un altro, può manifestarsi nella forma dell’odio, dell’invidia, dell’arroganza, del sopruso, della violenza, della cattiveria… Mentre l’amore, in tutte le sue forme, è sempre amore, unico ed unificante. 

 

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